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DUE ANNI FA L'ESTREMA PROTESTA DI UN SICILIANO DISPERATO
 
Domenica 2 Luglio 2000 - La Stampa
 
Filippo Ceccarelli
Il «mostro» che si bruciò a San Pietro. Il suo dramma diventa un film
 
"DATTE foco !" (datti fuoco!): questo si dice a Roma, con allegro e brutale cinismo, a chi si mostri particolarmente infelice e lamentoso. E Alfredo Ormando, 39 anni, siciliano, studente di lettere desolamente fuori corso, aspirante scrittore senza successo, lo era senz´altro. Così, alle sette e mezzo di mattina di lunedì 13 gennaio 1998, appena arrivato a Roma dopo un lungo viaggio in pullman da Palermo, passò al distributore di via delle Fornaci per acquistare 3 litri e mezzo di benzina; mise la tanica in una borsa nera; attraversò il colonnato del Bernini all´altezza di via del Sant´Uffizio; raggiunse la scalinata della basilica di San Pietro.
 
Per non dare troppo nell´occhio s´ inginocchiò. Quindi, rivolto al presepio che ancora era in mezzo alla piazza, si tolse il giaccone, si versò il liquido addosso e - appunto - si diede fuoco. Un rogo umano a piazza San Pietro sarebbe quanto di più cinematografico si possa immaginare: se non fosse accaduto veramente; se quell´incendio non evocasse troppi terribili significati simbolici, cupa ritualità e personalissima desolazione. E´ il fuoco, con il suo potere di annullamento, di purificazione e di liberazione, ad aver colpito il regista e produttore indipendente americano Andy Abrahams Wilson. Quel fuoco ha ucciso Alfredo Ormando, ma per questo illumina il suo autentico dramma, e anche il conflitto reale che oppone la fede e la discriminazione della Chiesa nei confronti degli omosessuali. «Chiedo scusa per essere venuto al mondo, per aver appestato l´aria che respirate con il mio venefico respiro, per aver osato pensare e agire da uomo, per non aver accettato una diversità...»: Alfredo Ormando era gay e viveva questa sua condizione con angoscia e tormento.
 
Ultimo di otto figli, veniva da una famiglia di poveri contadini di San Cataldo, provincia di Caltanissetta. Era stato per due anni seminarista in convento. Viveva a Palermo con un uomo di 65 anni, pensionato del Banco di Sicilia, che gli dava vitto, alloggio e soldi per qualche spesuccia. Sognava l´amore e la gloria letteraria. Non poteva non sapere dei roghi di omosessuali allestiti dall´ Inquisizione nel Medioevo... Fu la signora Maria, che da 25 anni pulisce i gabinetti di piazza San Pietro, la prima ad avvistare quella torcia umana a forma di croce che correva all´impazzata, nel silenzio, verso il presepio. Alfredo crollò dopo un centinaio di metri. Una guardia dell´Ispettorato vaticano riuscì a buttargli addosso la sua giacca; un altro accorse con un estintore. Da quel mucchio irriconoscibile di carne e di stracci bruciacchiati Maria sentì appena mormorare: «Non sono neanche riuscito ad uccidermi...».
 
Almeno in questo Alfredo si sbagliava. Riuscì a morire dopo dieci giorni di agonia, intubato e sotto morfina, al Centro Grandi Ustionati dell´ospedale Sant´Eugenio, con il 90 per corpo scottato, in pratica solo i piedi erano salvi. Così lo videro la povera madre (che lo amava) e due fratelli, saliti dalla Sicilia, che invece lui detestava, cordialmente ricambiato. Quando stava più di là che di qua, il 20 di gennaio, la vita appesa a un filo, arrivò all´Ansa un altro plico di carte. Anche quest´ultima testimonianza, che Alfredo aveva spedito prima di appiccarsi il fuoco, venne divulgata a spizzichi e bocconi secondo criteri che con il senno di poi possono considerarsi come minimo misteriosi. Era un´ennesima lettera, pazza e disperatissima, in cui manifestava tutto il suo rancore per i fratelli, che aveva pensato di uccidere, «a uno a uno», ma chiedendo scusa «al mondo intero per i miei nefandi crimini contro quella natura tanto cara e dissacrata dalla cristianità.
 
Il mostro se ne va - concludeva - per non recarvi più offesa e per non farvi più vergognare con la sua ignobile presenza. Se la benzina non avrà fatto il suo dovere riducetemi in cenere, crematemi e spargete le mie ceneri per la campagna». Fin dai primissimi momenti, d´altra parte, la questura di Roma si era affrettata a smentire qualsiasi lettera che, nell´intento del suicida, suonasse polemica nei confronti del Vaticano. Allo stesso modo il padre Ciro Benedettini, vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, si limitò a diffondere la seguente nota: «Nella lettera trovata addosso a Ormando non si afferma in nessun modo che il suo gesto sia determinato dalla sua presunta omosessualità o da protesta contro la Chiesa. Le cause vanno ricercate in non meglio precisati motivi familiari». Così era, anzi non era. Punto e basta. Il fatto che fra tanti possibili palcoscenici il suicida avesse scelto proprio piazza San Pietro, non veniva considerato significativo.
 
Eppure, ha scoperto il cineasta californiano Wilson che Ormando aveva scritto: «Penseranno che sono pazzo perché ho scelto il Vaticano per darmi fuoco. Spero capiranno il messaggio che intendo lasciare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l´omosessualità e al tempo stesso l´intera natura, poiché l´omosessualità è figlia di Madre Natura». Alfredo morì per arresto cardiocircolatorio il 23 gennaio. Su richiesta del movimento gay, che per bocca di Franco Grillini l´aveva tempestivamente proclamato «Jan Palach degli omosessuali», il Comune di Roma pagò il trasporto della salma a Palermo.
 
Qui, con un bel gesto, l´università gli condonò l´esame di latino scritto dandogli la laurea «alla memoria». Ci fu anche una trasmissione alla radio, e un´ altra in tv. Nei giorni seguenti, mentre il Papa si recava in Campidoglio, una ventina di attivisti gay esposero alcuni striscioni a piazza Venezia. Uno diceva: «La Chiesa uccide i gay». Lo striscione fu sequestrato e cinque dei manifestanti (tra cui Wladimir Luxuria, in atti identificato come Wladimir Guadagno) furono portati in commissariato, denunciati e poi di recente anche condannati (un mese di carcere e un milione e 500 mila di multa). Il 13 gennaio scorso - e quello del 1999 - c´è stato qualcuno che ha tentato di portare una corona d´alloro e dei fiori sulla scalinata di San Pietro, là dove il rogo e la folle corsa di Alfredo avevano lasciato una lunga e imbarazzante striscia oleosa. Ma c´erano sempre le transenne, e dietro le transenne la Ps.
 
Per quanto insolita, simbolica e come si diceva prima in qualche modo perfino spettacolare, la storia del gay venuto dalla Sicilia per bruciarsi in piazza San Pietro sembrava irrimediabilmente destinata all´oblio. Del Gay Pride, oltre tutto, ancora non si parlava; il Giubileo era lontano, o comunque sembrava non entrarci in quel fattaccio di cronaca nera. Sennonché, a volte, anche le dimenticanze (oltre alle bugie) hanno le gambe corte. O almeno: pure le storie tragiche ed emblematiche rivendicano un loro diritto, e a volte riescono perfino ad esercitarlo. Per cui adesso quella vicenda di cui si era quasi smarrita la memoria è diventata un film: «Il fuoco di Alfredo», o meglio « Alfredo´s fire », dato che il lungometraggio è stato girato da un autore americano. Sarà pronto entro la fine dell´anno, che coincide con la fine dell´Anno Santo.
 
Wilson, che ha studi di antropologia culturale alle spalle e ha fatto diversi film (con il suo « Casualty » , per dire, s´è inaugurato l´ ultimo festival del cinema gay e lesbico di Torino) conosce molto bene l´Italia. Quasi sempre parte da vicende personali e umane (la storia della nonna ebrea, la coreografa ottantenne che si batte contro l´ Aids) che «possano rappresentare e far avvicinare ai problemi universali». Solo la conoscenza della diversità, ha spiegato alla rivista gay Out , può servire a comprenderla, accettarla e valutarla. Diverso Ormando lo era senz´altro. Anche troppo. Il film ne ripercorre l´ardua esistenza attraverso le immagini della sua terra, il monastero di San Cataldo, Palermo splendida e decadente, i mercati all´aperto, i luoghi d´appuntamento dei gay; poi i testimoni, il vecchio amico che conserva gli scritti di Alfredo, il viaggio notturno in autobus, il letto di dolore al Sant´Eugenio, i parenti che arrivano stravolti, la mamma cui hanno detto che era un incidente, e poi Grillini, Luxuria, la loro lotta contro l´intolleranza, il loro trovarsi di fronte a quello che, pure inconsapevolmente e magari sgangheratamente, assomiglia piuttosto da vicino a un sacrificio. Nulla infatti, soffermandosi sul soggetto e sulla buona fede dell´ autore, lascia immaginare che si tratti di un´opera anti-religiosa.
 
 E´ piuttosto un film, osserva Wilson, sul conflitto fra spirito e carne, fede e istinto, desiderio e realtà. «Accendimi, o Signore - recita il distico iniziale - bruciami con le fiamme del tuo cuore...». Difficile è stabilire se Alfredo sia un santo, un peccatore, un martire, un esibizionista, un matto o un´anima persa. Forse tutte queste cose insieme. Per questo suona tanto più triste ogni tentativo politico e istituzionale di smorzare la potenza di un gesto atroce. «Se Dio non esiste non avrò paura dell´inferno - ha lasciato scritto Ormando -. Ma se davvero esiste sarà molto più buono, più giusto e misericordioso di quanto lo descrive la Chiesa cattolica». Le vie della redenzione essendo infinite per chi crede!
 
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